“La Repubblica non deve sostanziarsi soltanto di libertà e giustizia, ma anche e soprattutto di onestà e umanità”
Sandro Pertini
A qualche anno di distanza dalla pubblicazione di Centonovantesimi - Le 100 partite indimenticabili del calcio italiano (Sep) propongo nel blog la prefazione di quel libro, che ho scritto con Alberto Figliolia e Mauro Raimondi. È infatti un testo a cui sono particolarmente affezionato, che spiega nel modo migliore la concezione del calcio e della letteratura sportiva che abbiamo io, Mauro e Alberto. Al suo interno c’è anche l’estratto da uno dei cento racconti, Tutti gli uomini del presidente, dedicato all’indimenticabile Sandro Pertini, “protagonista” del vittorioso Mundial del 1982, raro e fulgido esempio di come dovrebbero essere la politica, la rappresentanza delle istituzioni. E sempre più spesso, invece, purtroppo non sono.
L’autore della prefazione di Centonovantesimi è Darwin Pastorin, giornalista e scrittore, autore di diversi libri tra cui il bellissimo Ode per Manè (Limina) dedicato al grande Garrincha. Grazie, Darwin.
di Darwin Pastorin
Anche la letteratura calcistica ha i suoi Sarti, Burgnich, Facchetti o i suoi Zoff, Gentile, Cabrini oppure i suoi Gilmar, Djalma Santos, Niton Santos. La letteratura calcistica, d’ora in avanti, dovrà fare i conti con Figliolia, Grassi, Raimondi. Tre scrittori, tre poeti, tre appassionati di football. Centonovantesimi
Figliolia, Grassi, Raimondi partono dal 1898 (Genoa-Internazionale di Torino 2-1) per arrivare ai giorni nostri. Quella palla virtuale, come la pallina da baseball di DeLillo, attraversa i secoli, le città, le guerre, le emozioni, le delusioni, il "particulare"
Scrivono gli autori, e sottoscrivo: “Si alzò in piedi, il presidente: aveva la pipa in mano e sorrideva. 'Non ci prendono più, non ci prendono più', disse muovendo l’indice della mano per dare enfasi alla sua certezza. Sandro Pertini era un presidente della Repubblica diverso dagli altri. E non è un caso – forse – che l’unico titolo mondiale del dopoguerra sia stato conquistato durante il suo settennato. Sandro Pertini era un politico particolare, credeva nei valori, non nel potere. Sandro Pertini non amava i compromessi. Condannato a undici anni di carcere durante il fascismo, si era rifiutato di firmare la grazia presentata dalla madre, infuriandosi con lei. Sandro Pertini sapeva parlare alla gente. E la gente lo amava”.
(nella foto, Sandro Pertini, a destra, con Enzo Bearzot dopo la vittoria dell’Italia ai Mondiali del 1982. Copyright della Presidenza della Repubblica).

