sabato 20 giugno 2009

Tutti gli uomini del presidente

“La Repubblica non deve sostanziarsi soltanto di libertà e giustizia, ma anche e soprattutto di onestà e umanità”

Sandro Pertini

A qualche anno di distanza dalla pubblicazione di Centonovantesimi - Le 100 partite indimenticabili del calcio italiano (Sep) propongo nel blog la prefazione di quel libro, che ho scritto con Alberto Figliolia e Mauro Raimondi. È infatti un testo a cui sono particolarmente affezionato, che spiega nel modo migliore la concezione del calcio e della letteratura sportiva che abbiamo io, Mauro e Alberto. Al suo interno c’è anche l’estratto da uno dei cento racconti, Tutti gli uomini del presidente, dedicato all’indimenticabile Sandro Pertini, “protagonista” del vittorioso Mundial del 1982, raro e fulgido esempio di come dovrebbero essere la politica, la rappresentanza delle istituzioni. E sempre più spesso, invece, purtroppo non sono.

L’autore della prefazione di Centonovantesimi è Darwin Pastorin, giornalista e scrittore, autore di diversi libri tra cui il bellissimo Ode per Manè (Limina) dedicato al grande Garrincha. Grazie, Darwin.

di Darwin Pastorin

Anche la letteratura calcistica ha i suoi Sarti, Burgnich, Facchetti o i suoi Zoff, Gentile, Cabrini oppure i suoi Gilmar, Djalma Santos, Niton Santos. La letteratura calcistica, d’ora in avanti, dovrà fare i conti con Figliolia, Grassi, Raimondi. Tre scrittori, tre poeti, tre appassionati di football. Centonovantesimi (Le partite indimenticabili del calcio italiano) è una enciclopedia delle occasioni realizzate o perse, storie di match memorabili, di calciatori indimenticabili o passati come meteore, di fuoriclasse e carneadi. Ma anche storia del mondo, di vita sociale e politica, di avvenimenti grandi o piccoli, felici o tragici. Perché un pallone, un semplice pallone, continua a rappresentare una sartriana metafora della vita.

Figliolia, Grassi, Raimondi partono dal 1898 (Genoa-Internazionale di Torino 2-1) per arrivare ai giorni nostri. Quella palla virtuale, come la pallina da baseball di DeLillo, attraversa i secoli, le città, le guerre, le emozioni, le delusioni, il "particulare" e l’universale, l’autobiografia. Vicende di gol e autogol, rigori realizzati e rigori sbagliati, parate strepitose e papere memorabili, ma anche vicende personali, cose viste, tanto, tantissimo mito. Ho letto queste pagine con entusiasmo fanciullesco. Scoprendo e riscoprendo, in un emozionante viaggio a ritroso nel tempo. Sono tornato, ad esempio, al mundial di Spagna dell’82. Il mundial del nostro delirio, del nostro orgoglio, con un Paese in piazza finalmente senza odio e senza divisioni. Alberto Figliolia, Davide Grassi e Mauro Raimondi mi hanno fatto rivivere l’impresa del Sarrià di Barcellona, Italia-Brasile 3-2, tripletta del rinato Pablito Rossi, e l’atto finale al Santiago Barnabeu di Madrid, Italia-Germania Ovest 3-1, con Sandro Pertini felice come un bambino nella tribuna d’onore, al fianco di re Juan Carlos.

Scrivono gli autori, e sottoscrivo: “Si alzò in piedi, il presidente: aveva la pipa in mano e sorrideva. 'Non ci prendono più, non ci prendono più', disse muovendo l’indice della mano per dare enfasi alla sua certezza. Sandro Pertini era un presidente della Repubblica diverso dagli altri. E non è un caso – forse – che l’unico titolo mondiale del dopoguerra sia stato conquistato durante il suo settennato. Sandro Pertini era un politico particolare, credeva nei valori, non nel potere. Sandro Pertini non amava i compromessi. Condannato a undici anni di carcere durante il fascismo, si era rifiutato di firmare la grazia presentata dalla madre, infuriandosi con lei. Sandro Pertini sapeva parlare alla gente. E la gente lo amava”.

Centonovantesimi è un compendio della nostalgia, l’isola da ritrovare, il calcio di Vittorio Sereni e di Alfonso Gatto, ma anche di Osvaldo Soriano, di Eduardo Galeano, di Maurizio Cucchi, di Giuan Brera e del mio amato Giovanni Arpino. Ecco, cosa sono Figliolia, Grassi, Raimondi, ricordando una delle tante lezioni dell’autore de La suora giovane e di Azzurro tenebra: sono bracconieri di tipi e personaggi. Il loro libro è un inno alla memoria, al football inteso come elemento fondamentale della cultura contemporanea. Un libro da tenere sul comodino e da leggere nei momenti di malinconia. Perché il calcio, quando vuole, sa essere consolazione, anestesia, recupero della giovinezza.

(nella foto, Sandro Pertini, a destra, con Enzo Bearzot dopo la vittoria dell’Italia ai Mondiali del 1982. Copyright della Presidenza della Repubblica).