Pochi mesi prima di morire in un tragico incidente, mio padre Paolo stava scrivendo dei racconti dedicati all’Alfa Romeo, che avrebbe poi voluto pubblicare in un libro. Non fece purtroppo in tempo a realizzare questo suo desiderio, anche se sono riuscito parzialmente a rimediare portando alle stampe, postumo, un altro suo libro – La mia guerra, diario di un adolescente sotto le bombe (Albalibri) - da lui scritto tra il 1940 e il 1945, e successivamente affinato durante gli anni della pensione.
Da oggi inizio quindi a pubblicare nel blog alcuni dei suoi inediti racconti “automobilistici”, che narrano l’epopea legata agli albori delle corse…
di Paolo Grassi
A partire dal 1934, le auto tedesche avevano cominciato a vincere un po’ dappertutto, affermando la loro supremazia a scapito dell’Alfa Romeo, le cui vetture stentavano ormai a tenere il passo delle Mercedes e delle Auto Union, doviziosamente sponsorizzate da Hitler.
Fino al 25 luglio 1935, la Casa italiana e le due Case germaniche avevano evitato di confrontarsi direttamente, ma ormai un confronto non poteva più tardare. Ora i tedeschi si sentivano in pole position, sicuri di relegare gli italiani dietro di loro e di garantirsi un futuro di “dominatori” anche nell’automobilismo sportivo. Il rivale italiano più temuto, il quarantatreenne Tazio Nuvolari, era ormai considerato in parabola discendente e non impensieriva più di tanto. Un giornale germanico dell’epoca scrisse che “Nuvolari ha solo un glorioso passato, ma il presente ed il futuro appartengono ai piloti di Hitler”.
Occorreva soltanto che il predominio germanico venisse consolidato una volta per tutte in una gara di grande prestigio e che la conquista del primato venisse risolta... "in famiglia" fra Mercedes e Auto Union. A tal fine, venne scelto il Gran Premio di Germania, che doveva aver luogo appunto il 25 luglio 1935 sul circuito del Nürburgring.
Hitler, sentendosi ormai in tasca una grande vittoria sportiva, che avrebbe accresciuto di riflesso anche la sua popolarità e il prestigio dell’industria automobilistica del Reich, si preoccupò personalmente di invitare l’Alfa Romeo che, nei suoi intendimenti, in quella importante competizione avrebbe dovuto essere considerata alla stregua di uno sparring partner, che ponesse ancor più in evidenza la superiorità delle due Case germaniche. La Casa del Portello accettò l’invito e si presentò alla sfida in tutta umiltà con una vettura guidata da Tazio Nuvolari sperando, se non di vincere, almeno di ben figurare.
Già nelle prove, però, il bolide rosso aveva ottenuto un inatteso risultato, realizzando all’ultimo giro valido il miglior tempo assoluto, ciò che avrebbe dovuto costituire un segnale di allarme per i tedeschi. Ma i piloti di Hitler non sembrarono invece preoccuparsene, anzi ritennero addirittura che dovesse trattarsi di un errore dei cronometristi!
La mattina della corsa, il pilota mantovano chiese perentoriamente che venisse sostituita la bandiera italiana sventolante su uno dei pennoni dell’autodromo, che egli considerava troppo logora e sbiadita. A chi gli chiese il motivo di quella sua inusuale richiesta, egli rispose: “La corsa oggi la vinco io e la bandiera dovrà essere all’altezza della mia impresa”.
In gara, venne subito dimostrato che i cronometristi non avevano affatto sbagliato. Davanti a duecentomila spettatori, Nuvolari andò subito in testa e non apparve minimamente intenzionato a mollare, anzi. Al rifornimento dovette però sostare oltre 70 secondi per un problema meccanico e quando ripartì si trovò al quarto posto, staccato di un minuto dai tre tedeschi che lo precedevano. Ma cominciò un’incredibile rimonta, che lo portò a recuperare velocemente preziosi secondi e a tagliare per primo il traguardo, lasciando letteralmente esterrefatti tutti coloro che avevano dato ormai per scontata una vittoria germanica .
Narrano le cronache che i due soldati in servizio alle bandiere, che avevano già iniziato prima dell’arrivo ad innalzare lo stendardo germanico sul pennone più alto dietro il podio delle premiazioni - sentendosi ormai sicuri di una vittoria tedesca – quando il bolide rosso di Nuvolari apparve per primo sul rettilineo del traguardo ebbero un attimo di esitazione, quindi dovettero frettolosamente fare marcia indietro e sostituire la loro bandiera col nostro tricolore.
L’alta autorità incaricata della premiazione, a sua volta, dovette malinconicamente riporre in tasca il foglietto col discorso che si era preparato per celebrare la vittoria delle macchine e dei piloti del Reich.
Da parte loro, i piloti di Hitler non trovarono scuse alla loro sconfitta e mestamente riconobbero che contro quel Nuvolari con quella macchina non vi era stato assolutamente nulla da fare. Ma a restarci veramente male deve essere stato proprio il loro Führer, il peggior criminale della storia, nell'occasione apparentemente tranquillo, ma in realtà fortemente contrariato per lo scacco subìto.
Deve essere stato proprio in quella circostanza che il famoso Ferdinand Porsche, che di piloti se n’intendeva, definì Nuvolari “il più grande pilota del passato, del presente e del futuro”.